Come l’algoritmo di Google è cambiato negli anni
google, motori di ricerca April 10th, 2009
Ho trovato oggi un interessante articolo su come l’autore pensa che l’algoritmo di Google sia cambiato negli anni.

Come i principali fattori hanno influenzato il posizionamento negli anni
Secondo il Ceo di Seomoz mentre il valore dell’anchor text negli inbound link è sceso in questi ultimi anni, è aumentato drasticamente il valore di trust del dominio.
In calo anche il fattore keyword on-page e il vecchio caro Page-Rank, preso nella sua accezione originale.
L’articolo completo, in inglese, lo trovate qui
Tags: back_links, google, link_popularity, motori di ricerca
Brevetto di Google contro gli schemi di link
google, motori di ricerca April 6th, 2009
Ecco il link alla versione originale di un brevetto depositato da Google che espone in modo abbastanza chiaro quali sono le potenziali azioni contro link farm o schemi di link.
United States Patent: http://tinyurl.com/dkcl69
Tags: back_links, google, seo
Niente trucchi, siamo Google!
google, motori di ricerca, web marketing April 27th, 2008
Spesso le aziende si rivolgono all’esperto di Web marketing di turno per migliorare la visibilità online del proprio sito e dei servizi offerti.
Molti ragionano in questi termini: “troviamo un qualche trucco o stratagemma per far sembrare il nostro sito più rilevante agli occhi dei motori di ricerca”.
In realtà quest’approccio è sostanzialmente sbagliato; una strategia onesta e corretta di SEO e SEM (acronimi rispettivamente di Search Engine Optimization e Search Engine Marketing) è rivolta a rendere effettivamente più rilevante un sito Web, e non a farlo apparire tale.
Molte pratiche quali il cloaking, le vecchie doorway pages, i redirect, possono portare a risultati opposti a quelli desiderati: se si è molto scaltri la si può fare franca per un po’, ma se si eccede si rischia di vedere il proprio sito pesantemente penalizzato.
Un caso esemplare è quello della BMW tedesca, che nel 2006 è stata tacciata da Google di “WebSpam” ovvero “spam effettuato tramite pagine Web”: il sito bmw.de è stato letteralmente cancellato dall’elenco dei siti presenti su Google, finché la pratica scorretta non è terminata.
La pratica scorretta in questione consisteva nell’uso di “pagine civetta” (chiamate tecnicamente “doorway pages”) contenenti un gran numero di parole chiave create appositamente per ingannare i motori di ricerca.
Sul blog di Matt Cutts è possibile leggere tutti i dettagli (in Inglese).
Il normale visitatore che raggiungeva il sito non vedeva queste pagine perché veniva subito re-indirizzato (redirect) ad altra pagina, in cui si mostravano le auto della casa automobilistica tedesca.
Questa pratica è stata considerata da Google contraria alle “webmaster quality guidelines“, le linee guida cui debbono attenersi tutti i Web master per poter venire inclusi nell’indicizzazione da Google.
Tra queste linee guida, infatti, ce n’è una che dice testualmente:
“Non ingannare i tuoi visitatori o presentare loro contenuti diversi da quelli che vengono presentati ai motori di ricerca”.
E questo è esattamente ciò che il sito bmw.de aveva fatto. Credo che leggendo queste linee guida si possono ottenere indicazioni importanti per chiunque voglia occuparsi di Search Engine Marketing; a chi si avvicina per la prima volta a quest’argomento do un consiglio: è meglio rispettare queste linee guida piuttosto che improvvisarsi esperti e inventarsi un nuovo espediente per balzare ai primi posti.
Di sicuro quello della BMW è un caso eclatante, anche per l’importanza e visibilità dell’azienda in questione, ma non mancano situazioni simili anche in Italia: evitiamo quindi di “giocare d’azzardo” mettendo a repentaglio la visibilità online dell’azienda, non utilizziamo stratagemmi che potrebbero trarre in inganno i motori o gli utenti che visitano le pagine, costruiamo un’effettiva rilevanza e importanza in rete proponendo contenuti e servizi interessanti, offrendo agli utenti servizi e informazioni utili, affinché siano utenti soddisfatti e quindi potenziali partner e clienti.
Fonte: www.onemarketing.it
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La storia di una prenotazione – il percorso dei viaggiatori
motori di ricerca, turismo, web marketing April 25th, 2008
Google UK e ComScore hanno unito le forze per condurre negli scorsi mesi un’approfondita indagine sul rapporto fra viaggiatori on-line e motori di ricerca. Il risultato? I viaggiatori usano i motori di ricerca per pianificare ed acquistare viaggi in modo molto più sofisticato rispetto al passato.
Nel primo trimestre del 2007, 20 milioni di persone nel Regno Unito hanno utilizzato motori di ricerca per trovare informazioni di viaggio. Fra la prima ricerca e la prenotazione possono però passare diverse settimane…
In media i consumatori impiegano quasi un mese dalla prima ricerca alla prenotazione
In media, i consumatori di viaggi fanno 12 ricerche sui motori, visitano 22 siti web ed impiegano 29 giorni dalla prima ricerca alla prenotazione. Il 45% delle transazioni si verifica infatti 4 o più settimane dopo la prima ricerca.
I viaggiatori visitano il sito dove poi prenotano più di una volta
La maggior parte dei viaggiatori on-line visita il sito dove in seguito acquisterà il viaggio più di una volta, con una media di 2.5 visite. Per i tour operator la media è più elevata, ed arriva al 3.9. Solo il 10% delle transazioni avviene la prima volta che l’utente visita il sito.
La costante crescita della competizione (e quindi dell’offerta) nel settore turistico on-line incoraggia i viaggiatori ad allungare i tempi della pianificazione della vacanza. Una tendenza che a sua volta rende sempre più difficile convincere i visitatori del nostro sito a premere “Book Now” senza continuare a cercare possibili alternative.
I termini di ricerca generici svolgono un ruolo significativo nel percorso di acquisto dei consumatori
Il 54% dei viaggiatori comincia la ricerca sui motori con keyword generiche legati alla destinazione (es: “Italy travel”, “Rome hotel”), ed il 10% non usa mai, fra la ricerca e l’acquisto, keyword che contengano il brand dell’hotel (es: “Hotel Nerone Rome”).
Nel 29% dei casi il viaggiatore inizia la pianificazione con una ricerca generica (es: “Rome Hotel”) e conclude con una ricerca che continene il Brand name (es: “Hotel Nerone Rome”).
Robin Frewer, che si occupa del settore viaggi per Google U. K., ha dichiarato:
Questa indagine dimostra che i viaggiatori stanno diventando più incostanti e meno fedeli ad un Brand, e spendono sempre più tempo a pianificare il viaggio desiderato, considerando offerte da molti Brand concorrenti. Il fatto che tanti utenti usino termini di ricerca generici offre ampie possibilità di attrarre nuovi clienti nella fase di pianificazione iniziale del viaggio.
Fonte: Hotelmarketing
Google e la guerra dei Brand alberghieri
google, motori di ricerca, turismo April 22nd, 2008
Brutte notizie arrivano dal Regno Unito in materia di tutela dei Brand alberghieri. Alcuni dei più importanti operatori turistici britannici si troveranno in difficoltà di fronte al cambiamento della “Google trademark policy” nel Pay Per Click advertising. Per la prima volta qualsiasi impresa potrà infatti acquistare parole chiave associate al Brand name della concorrenza.
Questo improvviso cambiamento ha provocato le proteste di un gran numero di siti turistici che potrebbero essere costretti a far salire vertiginosamente la loro spesa pubblicitaria su Google.
Il direttore esecutivo di una delle più grandi compagnie di viaggi del Regno Unito ha rivelato a Travolution che il 25% del budget che l’azienda dedica al PPC ora verrà usato per proteggere il Brand dalla concorrenza.
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