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	<title>Ale23 &#187; motori di ricerca</title>
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	<description>Web Marketing, E-Commerce, Turismo &#38; Altro</description>
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		<title>Come l&#8217;algoritmo di Google è cambiato negli anni</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 15:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho trovato oggi un interessante articolo su come l&#8217;autore pensa che l&#8217;algoritmo di Google sia cambiato negli anni. Secondo il Ceo di Seomoz mentre il valore dell&#8217;anchor text negli inbound link è sceso in questi ultimi anni, è aumentato drasticamente il valore di trust del dominio. In calo anche il fattore keyword on-page e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Ho trovato oggi un interessante articolo su come l&#8217;autore pensa che l&#8217;algoritmo di Google sia cambiato negli anni.</p>
<div id="attachment_93" class="wp-caption aligncenter" style="width: 607px"><img class="aligncenter size-full wp-image-94" title="I fattori di posizionamento negli anni" src="http://www.ale23.com/blog/wp-content/uploads/2009/04/google-rankings-over-time1.gif" alt="I fattori di posizionamento negli anni" width="597" height="485" /><p class="wp-caption-text">Come i principali fattori hanno influenzato il posizionamento negli anni</p></div>
<p style="text-align: left;">Secondo il Ceo di Seomoz mentre il valore dell&#8217;anchor text negli inbound link è sceso in questi ultimi anni, è aumentato drasticamente il valore di trust del dominio.</p>
<p style="text-align: left;">In calo anche il fattore keyword on-page e il vecchio caro Page-Rank,  preso nella sua accezione originale.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;articolo completo, in inglese, lo trovate <a href="http://www.seomoz.org/blog/how-googles-rankings-algorithm-has-changed-over-time-">qui</a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
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		<title>Canonical Tag</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 15:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco il link ad un articolo che pone l&#8217;attenzione su come NON usare il canonical tag. E ricordiamo che il Canonical Tag deve essere utilizzato solo per pagine identiche o praticamente uguali. Altrimenti si rischia di perdere del contenuto testuale utile al posizionamento. Articolo di Cash-Cow.it: http://tinyurl.com/cnfgxf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il link ad un articolo che pone l&#8217;attenzione su come NON usare il canonical tag.</p>
<p>E ricordiamo che il Canonical Tag deve essere utilizzato solo per pagine identiche o praticamente uguali. Altrimenti si rischia di perdere del contenuto testuale utile al posizionamento.</p>
<p>Articolo di Cash-Cow.it: http://tinyurl.com/cnfgxf</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Brevetto di Google contro gli schemi di link</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 15:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco il link alla versione originale di un brevetto depositato da Google che espone in modo abbastanza chiaro quali sono le potenziali azioni contro link farm o schemi di link. United States Patent: http://tinyurl.com/dkcl69]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il link alla versione originale di un <a title="brevetto google contro link farm" href="http://patft.uspto.gov/netacgi/nph-Parser?Sect1=PTO2&amp;Sect2=HITOFF&amp;u=%2Fnetahtml%2FPTO%2Fsearch-adv.htm&amp;r=1&amp;p=1&amp;f=G&amp;l=50&amp;d=PTXT&amp;S1=7,509,344.PN.&amp;OS=pn/7,509,344&amp;RS=PN/7,509,344" target="_blank">brevetto depositato da Google</a> che espone in modo abbastanza chiaro quali sono le potenziali azioni contro link farm o schemi di link.</p>
<p>United States Patent: http://tinyurl.com/dkcl69</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Niente trucchi, siamo Google!</title>
		<link>http://www.ale23.com/blog/2008/04/niente-trucchi-siamo-google/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 10:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
				<category><![CDATA[google]]></category>
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		<description><![CDATA[Spesso le aziende si rivolgono all’esperto di Web marketing di turno per migliorare la visibilità online del proprio sito e dei servizi offerti. Molti ragionano in questi termini: “troviamo un qualche trucco o stratagemma per far sembrare il nostro sito più rilevante agli occhi dei motori di ricerca”. In realtà quest’approccio è sostanzialmente sbagliato; una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso le aziende si rivolgono all’esperto di Web marketing di turno per migliorare la visibilità online del proprio sito e dei servizi offerti.</p>
<p>Molti ragionano in questi termini: “troviamo un qualche <em>trucco</em> o <em>stratagemma</em> per far <em>sembrare</em> il nostro sito più rilevante agli occhi dei motori di ricerca”.</p>
<p>In realtà quest’approccio è sostanzialmente sbagliato; una <strong>strategia onesta e corretta di SEO e SEM</strong> (acronimi rispettivamente di Search Engine Optimization e Search Engine Marketing) è rivolta a <strong>rendere effettivamente più rilevante un sito Web</strong>, e non a farlo apparire tale.</p>
<p>Molte pratiche quali il <strong>cloaking</strong>, le vecchie <strong>doorway pages</strong>, i <strong>redirect</strong>, possono portare a <strong>risultati opposti a quelli desiderati</strong>: se si è molto scaltri la si può fare franca per un po’, ma se si eccede si rischia di vedere il proprio sito pesantemente penalizzato.</p>
<p>Un <strong>caso esemplare</strong> è quello della BMW tedesca, che nel 2006 è stata <strong>tacciata da Google</strong> di <strong>“WebSpam”</strong> ovvero “spam effettuato tramite pagine Web”: il sito <a style="background-color: #ffcccc;" title="Sito ufficiale BMW" rel="nofollow" href="http://www.bmw.de/">bmw.de</a> è stato letteralmente cancellato dall’elenco dei siti presenti su Google, finché la pratica scorretta non è terminata.</p>
<p>La <strong>pratica scorretta</strong> in questione consisteva nell’uso di <em>“pagine civetta”</em> (chiamate tecnicamente <em>“doorway pages”</em>) contenenti un gran numero di <strong>parole chiave</strong> create appositamente per <strong>ingannare i motori di ricerca</strong>.</p>
<p>Sul <a href="http://www.mattcutts.com/blog/ramping-up-on-international-webspam/">blog</a> di Matt Cutts è possibile leggere tutti i dettagli (in Inglese).</p>
<p>Il <strong>normale visitatore</strong> che raggiungeva il sito <strong>non vedeva queste pagine</strong> perché veniva subito re-indirizzato (<em>redirect</em>) ad altra pagina, in cui si mostravano le auto della casa automobilistica tedesca.</p>
<p>Questa pratica è stata considerata da Google contraria alle “<a href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=35769#quality">webmaster quality guidelines</a>“, le <strong>linee guida</strong> cui debbono attenersi tutti i Web master per poter venire inclusi nell’indicizzazione da Google.</p>
<p>Tra queste linee guida, infatti, ce n’è una che dice testualmente:</p>
<blockquote><p>“Non ingannare i tuoi visitatori o presentare loro contenuti diversi da quelli che vengono presentati ai motori di ricerca”.</p></blockquote>
<p>E questo è esattamente ciò che il sito bmw.de aveva fatto. Credo che leggendo queste linee guida si possono ottenere indicazioni importanti per chiunque voglia occuparsi di Search Engine Marketing; a chi si avvicina per la prima volta a quest’argomento do un consiglio: è meglio rispettare queste linee guida piuttosto che <strong>improvvisarsi esperti</strong> e inventarsi un nuovo espediente per balzare ai primi posti.</p>
<p>Di sicuro quello della BMW è un <strong>caso eclatante</strong>, anche per l’importanza e visibilità dell’azienda in questione, ma non mancano situazioni simili anche in Italia: evitiamo quindi di <em>“giocare d’azzardo”</em> mettendo a repentaglio la visibilità online dell’azienda, non utilizziamo stratagemmi che potrebbero <strong>trarre in inganno i motori o gli utenti</strong> che visitano le pagine, costruiamo un’<strong>effettiva rilevanza</strong> e importanza in rete proponendo contenuti e servizi interessanti, offrendo agli utenti <strong>servizi e informazioni utili</strong>, affinché siano utenti soddisfatti e quindi potenziali partner e clienti.</p>
<p style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.onemarketing.it" target="_blank">www.onemarketing.it</a></p>
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		<title>La storia di una prenotazione &#8211; il percorso dei viaggiatori</title>
		<link>http://www.ale23.com/blog/2008/04/la-storia-di-una-prenotazione-il-percorso-dei-viaggiatori/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 21:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
				<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Google UK e ComScore hanno unito le forze per condurre negli scorsi mesi un’approfondita indagine sul rapporto fra viaggiatori on-line e motori di ricerca. Il risultato? I viaggiatori usano i motori di ricerca per pianificare ed acquistare viaggi in modo molto più sofisticato rispetto al passato. Nel primo trimestre del 2007, 20 milioni di persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google UK e ComScore hanno unito le forze per condurre negli scorsi mesi un’approfondita indagine sul rapporto fra viaggiatori on-line e motori di ricerca. Il risultato? I viaggiatori usano i motori di ricerca per pianificare ed acquistare viaggi in modo molto più sofisticato rispetto al passato.</p>
<p>Nel primo trimestre del 2007, 20 milioni di persone nel Regno Unito hanno utilizzato motori di ricerca per trovare informazioni di viaggio. Fra la prima ricerca e la prenotazione possono però passare diverse settimane…</p>
<h4>In media i consumatori impiegano quasi un mese dalla prima ricerca alla prenotazione</h4>
<p>In media, i consumatori di viaggi fanno <strong>12 ricerche</strong> sui motori, visitano <strong>22 siti</strong> web ed impiegano <strong>29 giorni</strong> dalla prima ricerca alla prenotazione. Il 45% delle transazioni si verifica infatti 4 o più settimane dopo la prima ricerca.</p>
<h4>I viaggiatori visitano il sito dove poi prenotano più di una volta</h4>
<p>La maggior parte dei viaggiatori on-line visita il sito dove in seguito acquisterà il viaggio più di una volta, con una <strong>media di 2.5 visite</strong>. Per i tour operator la media è più elevata, ed arriva al 3.9. Solo il 10% delle transazioni avviene la prima volta che l’utente visita il sito.</p>
<p>La costante <strong>crescita della competizione</strong> (e quindi dell&#8217;offerta) nel settore turistico on-line incoraggia i viaggiatori ad <strong>allungare i tempi della pianificazione</strong> della vacanza. Una tendenza che a sua volta rende sempre più difficile convincere i visitatori del nostro sito a premere “Book Now” senza continuare a cercare possibili alternative.</p>
<h4>I termini di ricerca generici svolgono un ruolo significativo nel percorso di acquisto dei consumatori</h4>
<p>Il 54% dei viaggiatori comincia la ricerca sui motori con <strong>keyword generiche</strong> legati alla <strong>destinazione</strong> (es: &#8220;Italy travel&#8221;, &#8220;Rome hotel&#8221;), ed il 10% non usa mai, fra la ricerca e l&#8217;acquisto, keyword che contengano il brand dell’hotel (es: &#8220;Hotel Nerone Rome&#8221;).</p>
<p>Nel 29% dei casi il viaggiatore inizia la pianificazione con una ricerca generica (es: &#8220;Rome Hotel&#8221;) e conclude con una <strong>ricerca che continene il Brand</strong> name (es: &#8220;Hotel Nerone Rome&#8221;).</p>
<p><strong>Robin Frewer</strong>, che si occupa del settore viaggi per <em>Google U. K.</em>,  ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Questa indagine dimostra che i viaggiatori stanno diventando più incostanti e meno fedeli ad un Brand,  e  spendono sempre più tempo a pianificare il viaggio desiderato, considerando offerte da molti Brand concorrenti. Il fatto che tanti utenti usino termini di ricerca generici offre ampie possibilità di attrarre nuovi clienti nella fase di pianificazione iniziale del viaggio.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.hotelmarketing.com/index.php/content/article/08011104_insights_from_the_online_travel_purchase_path/">Hotelmarketing</a></p>
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		<title>Google e la guerra dei Brand alberghieri</title>
		<link>http://www.ale23.com/blog/2008/04/google-e-la-guerra-dei-brand-alberghieri/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 20:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
				<category><![CDATA[google]]></category>
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		<category><![CDATA[brand]]></category>
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		<description><![CDATA[Brutte notizie arrivano dal Regno Unito in materia di tutela dei Brand alberghieri. Alcuni dei più importanti operatori turistici britannici si troveranno in difficoltà di fronte al cambiamento della “Google trademark policy” nel Pay Per Click advertising. Per la prima volta qualsiasi impresa potrà infatti acquistare parole chiave associate al Brand name della concorrenza. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brutte notizie arrivano dal Regno Unito in materia di tutela dei Brand alberghieri. Alcuni dei più importanti operatori turistici britannici si troveranno in difficoltà di fronte al cambiamento della “Google trademark policy” nel Pay Per Click advertising. Per la prima volta qualsiasi impresa potrà infatti acquistare parole chiave associate al <em>Brand name</em> della concorrenza.</p>
<p>Questo improvviso cambiamento ha provocato le proteste di un gran numero di siti turistici che potrebbero essere costretti a far salire vertiginosamente la loro spesa pubblicitaria su Google.<br />
Il direttore esecutivo di una delle più grandi compagnie di viaggi del Regno Unito ha rivelato a <a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/www.travolution.co.uk');" target="_blank">Travolution</a> che il 25% del budget che l&#8217;azienda dedica al PPC ora verrà usato per <strong>proteggere il Brand dalla concorrenza</strong>.</p>
<p><span id="more-42"></span></p>
<p><strong>Lyndsay Menzies</strong>, direttore di BigMouthMedia, ha dichiarato a Travolution: &#8220;E&#8217; la fine di uno strumento molto utile per i maggiori Brand turistici. Per ora sono stati ottenuti elevati volumi di traffico targettizzato a basso costo puntando sul <em>Brand name</em>; le nuove regole di Google cambieranno la situazione&#8221;.</p>
<p>Mentre i grandi Brand alberghieri vedranno probabilmente un rilevante aumento della loro spesa di marketing on-line, le piccole imprese e gli aggregatori – come le <strong>agenzie di viaggio on-line</strong> ed i <strong>meta motori di ricerca</strong> – vedranno aprirsi un nuovo, inaspettato canale di distribuzione.</p>
<p>Secondo Menzies, &#8220;Fino ad ora queste aziende sono state costrette a fare offerte su termini generici molto competitivi e costosi; il nuovo regime significa che ora invece potranno fare offerte sui Brand, spendendo meno e continuando ad ottenere traffico rilevante”.</p>
<p><strong>Matt Brittin</strong>, direttore di Google UK, ha cercato di chiarire le motivazioni del cambiamento: &#8220;Il nostro obiettivo è fornire ai nostri utenti informazioni più rilevanti, sia dai normali risultato di ricerca che dal Pay Per Click advertising. Stiamo compiendo questo cambiamento perché vogliamo dare agli utenti una maggiore possibilità di fare scelte informate.&#8221;</p>
<p>Google negli <strong>Stati Uniti</strong> ha cambiato la sua trademark policy nel 2004. Nel <strong>Regno Unito</strong> il cambiamento avrà luogo invece nel prossimo mese di Maggio. Nel <strong>resto del mondo</strong> Google continua, per il momento, a tutelare i Brand, come si legge in una nota del centro assistenza di Google Adwords.</p>
<blockquote><p>Quando riceviamo un reclamo da parte del proprietario di un marchio di fabbrica in paesi diversi dagli Stati Uniti e dal Canada, la nostra verifica si limita ad accertare se un termine corrispondente al marchio venga utilizzato nel testo o come parola chiave dell&#8217;annuncio in questione. Se viene accertata una violazione, richiediamo all&#8217;inserzionista di rimuovere il termine in questione dal testo dell&#8217;annuncio o dall&#8217;elenco delle parole chiave e lo diffidiamo dall&#8217;utilizzare nuovamente tale termine in futuro.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.travolution.co.uk/Articles/2008/04/08/1359/Google+keyword+switch+to+cost+big+travel+brands+%E2%80%98millions%E2%80%99.html">Travolution</a></p>
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		<title>Yahoo acquista IndexTools</title>
		<link>http://www.ale23.com/blog/2008/04/yahoo-acquista-indextools/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 18:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
				<category><![CDATA[google]]></category>
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		<category><![CDATA[yahoo]]></category>
		<category><![CDATA[IndexTools]]></category>
		<category><![CDATA[Web Analytics]]></category>

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		<description><![CDATA[Come per Google che qualche anno fa acquistò Urchin per poi farlo diventare Google Analytics, ora tocca a Yahoo acquisire IndexTools, un ottimo prodotto per le analisi statistiche; qualche settimana fa la notizia dell&#8217;acquisizione. Yahoo ne approfitterà per completare la propria proposta di advertising on line. Ora arriva anche la notizia che Indextools verrà rilasciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come per Google che qualche anno fa acquistò Urchin per poi farlo diventare Google Analytics, ora tocca a Yahoo acquisire <a href="http://www.indextools.com" target="_blank">IndexTools</a>, un ottimo prodotto per le analisi statistiche; qualche settimana fa la notizia dell&#8217;acquisizione. Yahoo ne approfitterà per completare la propria proposta di advertising on line.</p>
<p>Ora arriva anche la notizia che Indextools verrà rilasciato gratuitamente. Sembra proprio che Yahoo stia ripercorrendo (con qualche anno di ritardo!!) le orme di Google.</p>
<p>Non è ancora chiaro se sarà completamente gratuito o avrà delle limitazioni. Si attendono delle nuove dichiarazioni entro fine mese.</p>
<p>Era anche prevista qualche settimana fa l&#8217;uscita della versione 10 di Indextools. L&#8217;acquisizione di Yahoo ha bloccato la nuova major release. Una nuova roadmap non è ancora stata resa pubblica.</p>
<p>IndexTools per alcuni aspetti è molto superiore a Google Analytics, soprattutto nella gestione delle conversioni e il calcolo del ROI.</p>
<p>Inizia una nuova &#8220;battaglia&#8221; fra Google e Yahoo! <img onclick="grin(':smile:');" src="http://www.firstposition.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":smile:" /></p>
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		<title>Google, pagine duplicate e sottodomini</title>
		<link>http://www.ale23.com/blog/2008/01/google-pagine-duplicate-e-sottodomini/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 19:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
				<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;anno nuovo sembrano arrivare ancora novità da Google nell&#8217;ambito SEO. Nel 2007 si era parlato molto della lotta alle pagine duplicate ed è stato un po&#8217; lo spauracchio del SEO. Ora, a cavallo fra il 2007 e il 2008, una notizia corre fra i vari blog degli addetti ai lavori: Google considererà i sottodomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;anno nuovo sembrano arrivare ancora novità da Google nell&#8217;ambito SEO.</p>
<p>Nel 2007 si era parlato molto della lotta alle <a title="pagine duplicate in Google" href="http://www.seomoz.org/blog/the-illustrated-guide-to-duplicate-content-in-the-search-engines">pagine duplicate</a> ed è stato un po&#8217; lo spauracchio del SEO.</p>
<p>Ora, a cavallo fra il 2007 e il 2008, una notizia corre fra i vari blog degli addetti ai lavori: Google considererà i sottodomini come delle normali sottocartelle.</p>
<p>E&#8217; troppo presto per spaventarsi? Secondo me sì. Google con molta probabilità lo userà solo per quei sottodomini che sono utilizzati esclusivamente ed in maniera massiccia per il posizionamento, senza reali contenuti per gli utenti. Per tutti gli altri sottodomini, con contenuti utili, tutto rimarrà uguale a prima.</p>
<p>Alla fine del 2008 vedremo se avevo ragione! <img onclick="grin(':grin:');" src="http://www.firstposition.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":grin:" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;effetto San Matteo, la Googlearchy e le abitudini degli utenti</title>
		<link>http://www.ale23.com/blog/2007/10/leffetto-san-matteo-la-googlearchy-e-le-abitudini-degli-utenti/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Oct 2007 13:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aly75</dc:creator>
				<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto oggi un articolo veramente interessante scritto da Claudio Pasqua su The daily Bit e lo riposto in maniera integrale: &#160; &#160; Quando si considera il Web, la domanda fondamentale non è più se le vostre opinioni possano o meno venire pubblicate. Di fronte alla giungla di documenti presenti la domanda è piuttosto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Ho letto oggi un articolo veramente interessante scritto da Claudio Pasqua su <a href="http://www.thedailybit.net/index.php?method=section&amp;action=zoom&amp;id=2365" target="_blank">The daily Bit</a> e lo riposto in maniera integrale:</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<blockquote>
<p align="left"> Quando si considera il Web, la domanda fondamentale non è più se le vostre opinioni possano o meno venire pubblicate. Di fronte alla giungla di documenti presenti la domanda è piuttosto la seguente: se pubblico una informazione in rete, qualcuno la noterà? [1]</p>
<p>I motori di ricerca scelgono le pagine secondo quello che è stato definito con il nome di &#8220;effetto San Matteo&#8221; [2], cioè le pagine che sono più power law distribution cliccate, e collegate da altri siti, sono anche quelle che appaiono ai primi posti. A questo punto però il motore di ricerca mette ancor più in evidenza queste pagine, tanto che gli utenti tendono a cliccarle ancora di più creando un circolo vizioso che si è supposto portasse a una &#8220;dittatura&#8221; dei motori di ricerca. In cui solo alcune pagine molto visibili dominano la nostra ricerca dell&#8217;informazione. Fenomeno, quest&#8217;ultimo, indicato da alcuni autori con il nome di Googlearchy [3].</p>
<p><img src="http://www.thedailybit.net/download/GRUPPO01%7Eseo/power-law-distribution.jpg" alt="Distribuzione dei nodi di una rete" title="Distribuzione dei nodi di una rete" style="width: 350px; height: 233px" align="right" height="233" width="350" /></p>
<p>In particolare l&#8217;effetto San Matteo presuppone che i motori di ricerca influenzino il traffico degli utenti attraverso rigide strategie di posizionamento delle pagine, e si è argomentato che possano generare una spirale tutt&#8217;altro che virtuosa che amplifica la dominanza dei siti già popolari secondo una strategia legata al ranking. Questa polarizzazione potrebbe cioé condurre ad un monopolio pericoloso delle informazioni: l&#8217;evolvere di una rete non democratica.</p>
<p>Nella pratica accade questo: i motori di ricerca costruiscono i propri indici e ritornano i risultati della ricerca a un utente che fa una interrogazione con un certo ordine, e le prime pagine sono in genere quelle considerate più rilevanti.<br />
<span id="more-33"></span><br />
Però l&#8217;effetto San Matteo non spiega alcuni comportamenti emergenti del Web ma fornisce altresì materia prima per studi che spaziano dalle dinamiche delle reti alla psicologia sociale.</p>
<p>Quello che vogliamo dimostrare in questo articolo è come non esista una Googlearchy, cioè un vero monopolio dei motori sulle informazioni presenti in rete.</p>
<p><span style="color: #000080"><strong>L&#8217;EMERGENZA DI COMPORTAMENTI IN SISTEMI COMPLESSI ADATTIVI NEL WEB</strong></span></p>
<p>Il comportamento dell&#8217;utente durante la ricerca sui motori non era mai stato considerato in studi precedenti, ma diventa qui fondamentale per spiegare l&#8217;apparizione di nuovi fenomeni emergenti.<br />
Reti complesse come Internet e il World Wide Web possono presentare comportamenti emergenti inaspettati, tipici dei sistemi complessi adattivi, la cui caratteristica è quella di avere un adattamento fisico che può fare emergere strutture di tipo auto-organizzative e auto-riproducentesi [4].</p>
<p>Da uno studio empirico, di cui parlereno tra poco, è possibile dimostrare che gli utenti che compiono ricerche sui motori cliccano, per così dire, anche risultati molto in basso nella lista dei link rilevanti, generando una ridistribuzione del traffico a favore delle pagine meno popolari.</p>
<p>La conseguenza principale di questo fenomeno va esattamente contro l&#8217;impressione generale, che presuppone considerare i motori di ricerca come i principali monopolizzatori dell&#8217;informazione, con la capacità di presentare solo certi siti e non altri.<br />
Si dimostra invece come anche nuove pagine poco indicizzate abbiano un&#8217;alta probabilità di essere scoperte rispetto a quanto si sarebbe potuto prevedere con il modello teorico.</p>
<p><strong><span style="color: #000080">GLI EFFETTI TOPOLOGICI DEL COMPORTAMENTO SOCIALE SU INTERNET</span></strong></p>
<p>Quattro scienziati italiani, che come spesso succede non hanno trovato in Italia le condizioni per poter lavorare e sono così migrati negli Stati Uniti, hanno condotto uno studio empirico [5] che spiega come l&#8217;influenza dei motori di ricerca non monopolizzino affatto l&#8217;accessibilità (e la popolarità) delle informazioni in linea: cioè che siti più popolari ricevano meno traffico di quanto ci si potrebbe aspettare dalle regole del ranking.</p>
<p>I quattro fisici [6] che hanno condotto l&#8217;esperimento (che potete trovare a questo link) sono Santo Fortunato, Alessando Vespignani, Filippo Menczer, Alessandro Flammini, dell&#8217;Università dell&#8217;Indiana.</p>
<p>Lo studio qui presentato vuole sfatare un preconcetto: il timore del presentarsi di una situazione in cui un ciclo auto-rinforzante della popolarità possa generare una topologia di Internet in cui solo un numero limitato di fonti di informazioni predominerà.</p>
<p>Tuttavia anche se è vero che le pagine con più link e traffico verranno evidenziate per prime (perchè questo è anche quello che pretendiamo dai motori di ricerca), dimostreremo che nello stesso modo anche le pagine che non sono ai primi posti sui motori hanno una loro probabilità relativamente alta di essere viste e visitate.</p>
<p>L&#8217;effetto San Matteo viene, in altre parole, mitigato dal funzionamento dei motori e soprattutto dal comportamento degli utenti.</p>
<p>Usando i dati di posizionamento di motori come Google e Yahoo e i dati del traffico generato da Alexa (servizio che misura i dati raccolti dalla  Toolbar degli utenti), gli autori hanno inviato circa 30mila interrogazioni e catalogato il risultato di alcuni milioni di risultati rilevanti, osservando come la natura empirica delle curve vada contro l&#8217;ipotesi della supposta dittatura dei motori.</p>
<p>Hanno poi tracciato un grafico del traffico dei collegamenti inbound in modo tale che il pendio della linea avrebbe rivelato se e in che natura il ranking della pagina venisse influenzato dall&#8217;aumento del traffico.<br />
Si è visto che per i siti da 100 a 1.000.000 di collegamenti inbound, traffico e collegamenti mantenevano un rapporto proporzionale, ma la loro pendenza, costante di proporzionalità, andava contro ogni previsione.</p>
<p><img src="http://www.thedailybit.net/download/GRUPPO01%7Eseo/traffico-rank-web.jpg" style="width: 466px; height: 221px" align="left" height="221" width="466" />Il traffico aumentava molto meno di quello previsto rispetto al caso in traffico e link in ingresso nei motori di ricerca cui i motori avessero contribuito ad aumentarne la popolarità. E&#8217; cioè aumentato di meno rispetto a quanto il modello prevede nel caso in cui traffico seguisse una legge di proporzionalità diretta con i collegamenti inbound.</p>
<p>In figura A sono state rappresentate le relazioni tra link entranti (in-degree) e traffico generato (clic sul sito). il fattore h denota la probabilità che una pagina sia cliccata in risposta a una ricerca (query).</p>
<p>Alla fine, il risultato dimostra che ogni collegamento inbound aumenta il traffico t rispetto a k secondo una legge di potenza con esponente gammacirca uguale a 0.8 .</p>
<p>I risultati indicano che il comportamento degli utenti rispetto ai motori di ricerca possa sopprimere o mitigare l&#8217;effetto dovuto alla popolarità delle pagine.</p>
<p>Ciò diventa ancor più chiaro quando i dati sono esaminati all&#8217;estremità del range di valori: al crescere esponenziale dei link inbound le curve tendono ad appiattirsi. Questo dimostra come all&#8217;aumentare dei collegamenti le pagine più viste tendano a raggiungere una &#8220;saturazione&#8221; della loro popolarità, e indipendentemente dall&#8217;aumento dei link entranti le pagine non possono espandere ulteriormente la loro già elevata visibilità [7].</p>
<p>Lo studio propone un fattore che può contribuire a spiegare questi risultati: l&#8217;interesse dell&#8217;utente. Un utente interessato ad un argomento probabilmente avrà già visitato i siti più popolari che trattano di quel soggetto. Nella lista bassa delle ricerche i motori di ricerca permettono di trovare anche pagine meno-popolari che riguardano specifici temi trattati da siti non ancora visitati e perciò appetibili all&#8217;utente.</p>
<p><strong><span style="color: #000080">CONCLUSIONI</span></strong></p>
<p>Il risultato ha conseguenze concettuali e pratiche interessanti: suggerisce, controintuitivamente, come l&#8217;uso &#8220;sociale&#8221; dei motori di ricerca contribuisca a &#8220;livellare&#8221; la popolarità delle pagine, cosicché anche i siti meno popolari hanno una probabilità, superiore a quanto ci si attenderebbe, di essere trovati, e questo grazie alle dinamiche della psicologia sociale applicate alle reti di informazione.</p>
<p>In altre parole, se avete qualcosa di importante da dire, per la quale la comunità web potrebbe essere interessata, qualcuno la noterà, nonostante il grande traffico generato dai grossi e più popolari portali.</p>
<p>Claudio Pasqua</p>
<p><span style="color: #000080"><strong>NOTE</strong></span></p>
<p>[1] Secondo la nota legge di potenza e il modello &#8220;Rich Get Richer&#8221;, sul web la misura della visibilità è proporzionale al numero di link entranti. Più link puntano alla vostra pagina Web, più siete visibili. Vedere anche &#8220;Perché su Internet i ricchi diventano sempre più ricchi&#8221;</p>
<p>[2] L&#8217;effetto San Matteo è una forma di ripartizione basata sulla cumulatività, in base alla quale ogni nuova risorsa che si rende disponibile viene ripartita fra i partecipanti in proporzione a quanto hanno già. Il nome deriva da un passo del Vangelo di Matteo misteriosamente tutt&#8217;altro che cristiano che recita:</p>
<p>« &#8230;a chi ha verrà dato, in modo che abbia ancor più in abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che sembra avere. » (Vangelo secondo Matteo, XXV 25-29)</p>
<p>L&#8217;espressione è stata usata per descrivere un &#8220;effetto di cumulatività&#8221; più volte osservato nella comunità scientifica e descritto da Robert K. Merton, in base al quale gli scienziati che raggiungono dei successi nei primi anni della propria carriera (ad esempio pubblicando un articolo su una rivista molto nota, o con un co-autore famoso), hanno in seguito molta più facilità a pubblicare, e quindi più credibilità e successo delle properie teorie, a parità di abilità e di ogni altro fattore. Questo effetto è considerato spesso fra i casi di iniquità della scienza, nella misura in cui il successo iniziale determina effetti di ripartizione non proporzionati alle abilità negli stadi successivi. [WikiPedia]<br />
Lo stesso meccanismo è stato proposto per spiegare anche il comportamento del Web, luogo in cui più un articolo, una pagina è richiesta e di conseguenza cliccata e più sale di popolarità.</p>
<p>[3] cf., Hindman, M. et al., 2003. &#8220;Googlearchy: How a Few Heavily-Linked Sites Dominate Politics on the Web.&#8221;.</p>
<p>[4] Claudio Pasqua, L&#8217;emergenza negli ecosistemi digitali e la scienza della complessità, The Daily Bit, Torino, 6 luglio 2007 e anche http://it.wikipedia.org/wiki/Emergenza</p>
<p>[5] Topical interests and the mitigation of search http://www.pnas.org/cgi/content/abstract/0605525103v1</p>
<p>[6] Filippo Menczer è professore associato di informatica, computer science presso l&#8217;ndiana University, Bloomington; i suoi interessi di ricerca sono orientati allo studio di sistemi intelligenti per il web Mining (estrazione di informazione utile da insiemi di dati). Santo Fortunato svolge un post-dottorato presso l&#8217;Indiana University School of Informatics; le sue ricerche più recenti riguardano la tecnologia delle reti e le dinamiche sociali sulla formazione di opinioni. Alessandro Flammini è assistente alla School of Informatics dell&#8217;Indiana University. I suoi interessi riguardano lo studio di reti complesse e la fisica di biopolimeri. Alessandro Vespignani è professore di informatica, scienze cognitive e fisica presso l&#8217;Indiana University; il suo lavoro si concentra sullo studio del sistemi complessi e delle reti.</p>
<p>[7] La seguente figura mostra i risultati dell&#8217;analisi. La previsione teorica segue una legge di potenza, ed è rappresentata da una linea retta sul grafico logaritmico. L&#8217;area blu rapprenta la previsione nel caso in cui l&#8217;effetto della googlearchy fosse vera mentre la linea chiamata &#8220;sufing model&#8221; rappresenta il caso in cui i motori di ricerca fossero neutrali, come se i visitatori navigassero sui siti senza effettuare delle ricerche.<br />
I dati empirici non seguono una legge di potenza: è invece evidente che il traffico in entrata segue una proporzionalità con espontente inferiore a quello predetto.<br />
Al contrario di quello cui ci si potrebbe attendere, questo risultato suggerisce che i motori di ricerca hanno un comportamento democratico, visto che indirizzano più traffico di quanto atteso verso i siti meno popolari della rete.<br />
Questo effetto democratico viene spesso denotato con il termine googlocracy.</p></blockquote>
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