Come per Google che qualche anno fa acquistò Urchin per poi farlo diventare Google Analytics, ora tocca a Yahoo acquisire IndexTools, un ottimo prodotto per le analisi statistiche; qualche settimana fa la notizia dell’acquisizione. Yahoo ne approfitterà per completare la propria proposta di advertising on line.

Ora arriva anche la notizia che Indextools verrà rilasciato gratuitamente. Sembra proprio che Yahoo stia ripercorrendo (con qualche anno di ritardo!!) le orme di Google.

Non è ancora chiaro se sarà completamente gratuito o avrà delle limitazioni. Si attendono delle nuove dichiarazioni entro fine mese.

Era anche prevista qualche settimana fa l’uscita della versione 10 di Indextools. L’acquisizione di Yahoo ha bloccato la nuova major release. Una nuova roadmap non è ancora stata resa pubblica.

IndexTools per alcuni aspetti è molto superiore a Google Analytics, soprattutto nella gestione delle conversioni e il calcolo del ROI.

Inizia una nuova “battaglia” fra Google e Yahoo! :smile:

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Con l’anno nuovo sembrano arrivare ancora novità da Google nell’ambito SEO.

Nel 2007 si era parlato molto della lotta alle pagine duplicate ed è stato un po’ lo spauracchio del SEO.

Ora, a cavallo fra il 2007 e il 2008, una notizia corre fra i vari blog degli addetti ai lavori: Google considererà i sottodomini come delle normali sottocartelle.

E’ troppo presto per spaventarsi? Secondo me sì. Google con molta probabilità lo userà solo per quei sottodomini che sono utilizzati esclusivamente ed in maniera massiccia per il posizionamento, senza reali contenuti per gli utenti. Per tutti gli altri sottodomini, con contenuti utili, tutto rimarrà uguale a prima.

Alla fine del 2008 vedremo se avevo ragione! :grin:

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Ho letto oggi un articolo veramente interessante scritto da Claudio Pasqua su The daily Bit e lo riposto in maniera integrale:

 

 

Quando si considera il Web, la domanda fondamentale non è più se le vostre opinioni possano o meno venire pubblicate. Di fronte alla giungla di documenti presenti la domanda è piuttosto la seguente: se pubblico una informazione in rete, qualcuno la noterà? [1]

I motori di ricerca scelgono le pagine secondo quello che è stato definito con il nome di “effetto San Matteo” [2], cioè le pagine che sono più power law distribution cliccate, e collegate da altri siti, sono anche quelle che appaiono ai primi posti. A questo punto però il motore di ricerca mette ancor più in evidenza queste pagine, tanto che gli utenti tendono a cliccarle ancora di più creando un circolo vizioso che si è supposto portasse a una “dittatura” dei motori di ricerca. In cui solo alcune pagine molto visibili dominano la nostra ricerca dell’informazione. Fenomeno, quest’ultimo, indicato da alcuni autori con il nome di Googlearchy [3].

Distribuzione dei nodi di una rete

In particolare l’effetto San Matteo presuppone che i motori di ricerca influenzino il traffico degli utenti attraverso rigide strategie di posizionamento delle pagine, e si è argomentato che possano generare una spirale tutt’altro che virtuosa che amplifica la dominanza dei siti già popolari secondo una strategia legata al ranking. Questa polarizzazione potrebbe cioé condurre ad un monopolio pericoloso delle informazioni: l’evolvere di una rete non democratica.

Nella pratica accade questo: i motori di ricerca costruiscono i propri indici e ritornano i risultati della ricerca a un utente che fa una interrogazione con un certo ordine, e le prime pagine sono in genere quelle considerate più rilevanti.
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web marketingCome qualificare il web marketing nel 2007? Le sensazioni legate ai budget di marketing e di web marketing sono imbarazzanti di fronte al cambiamento verso il mondo digitale. E google è il direttore d’orchestra in questo ambito.
Dice Stefano Hesse che la differenza tra marketing e web marketing non ha più ragione di esistere. Ed ha ragione. Il contesto è talmente mutevole e digitalizzato che non è più possibile relegare il web marketing al neoassunto, allo stagista o al dipendente scentrato e smanettane con lo stesso budget destinato ai regali di natale aziendali.

Esiste probabilmente una falla nella diga del marketing odierno e la mia opinione è pessimista in merito: non terrà. I grandi saggi del marketing accettano spesso con reticenza il fenomeno internet e si rifiutano di guardare al nuovo, c è però un problema, siamo di fronte a quanto di più inarrestabile possa esistere. Il bello è che la gente non deve imparare ad andare su internet colmando digital divide e gap informativi, è internet che sta per andare dalla gente, grazie ai laptop e alle reti wi-fi, ai videofonini e all’ip tv.
Ci vorrà un po’ ma la propagazione è esponenziale e io credo che chi rifiuta le novità continuando a vendere gli stessi spazi tv da 30” senza contestualizzarli avrà vita breve nel settore. I segnali ci sono tutti, la rivoluzione è iniziata, è inarrestabile e può solol essere accettata.

Quando qualcosa si romperà nel meccanismo assisteremo ad un rimescolamento delle competenze e dei budget e capiremo che l’occasione per generare vantaggio competitivo che ci siamo lasciati scappare era ghiotta e rimpiangeremo il 2007 in cui era ancora possibile imparare dagli americani che hanno già vissuto questa fase e sfruttare l’esperienza a nostro pro.

Oggi internet è equiparabile alle affissioni, alla tv, alla radio come approccio, ed è l’unico canale in pesante crescita in un settore tutto sommato altalenante, non è più il fratello minore da tutelare e tollerare, oggi internet ha una sua dimensione e questa fase di assestamento può consentire, soprattutto alle pmi, di cambiare le carte in tavola durante la riorganizzazione, e i mastodonti dell’organizzazione burocratica che resteranno indietro faticheranno a riprendersi.

Diamo al marketing digitale una dignità, siamo all’ultimo giro di clessidra..

Giorgio su www.marketingarena.it

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